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Come erbacee perenni e graminacee sopravvivono al caldo estivo

Come erbacee perenni e graminacee sopravvivono al caldo estivo

Ogni estate possiamo osservare alcuni comportamenti in certe piante, sembrano più piccole, o le foglie si afflosciano, sembrano soffrire, e invece, molto spesso, stanno semplicemente facendo quello che milioni di anni di evoluzione hanno insegnato loro.

Le erbacee perenni e le graminacee attraversano l’estate senza combatterla. Vediamo alcune strategie.

Le foglie cambiano per perdere meno acqua

L’acqua esce principalmente attraverso gli stomi, minuscole aperture presenti sulle foglie. Quando il terreno si asciuga e le temperature aumentano, molte specie chiudono parzialmente gli stomi nelle ore più calde. In questo modo perdono meno acqua. È un compromesso, rallenta anche la fotosintesi, ma la pianta evita la disidratazione.

Anche la forma delle foglie è una strategia. Le specie adattate agli ambienti assolati hanno spesso foglie strette, spesse, ricoperte da una cuticola cerosa oppure glauche, cioè con quella caratteristica colorazione azzurro-grigia dovuta a cere che riflettono parte della luce solare. Altre, invece, sono ricoperte da una sottile peluria che crea uno strato d’aria sulla superficie della foglia, limitando l’evaporazione, e ombreggiando la superficie della foglia.

Questi non sono dettagli estetici, ma il risultato di milioni di anni di selezione naturale.

Per comprendere quanto scritto, basta osservare le foglie sottilissime di una Stipa tenuissima o di uno Schizachyrium scoparium e confrontarle con quelle grandi e morbide di una Hosta. Le prime sono progettate per vivere al sole, nel caldo e nel vento. Offrono pochissima superficie da cui perdere acqua. Le seconde provengono da ambienti boschivi, freschi e umidi. Sono splendide, ma nelle estati torride fanno inevitabilmente più fatica.

Ogni foglia racconta il luogo in cui quella pianta si è evoluta, e ci indica dove può vivere bene e dove invece soffrità.

Le graminacee hanno una strategia in più

Se si osserva una Stipa, un Miscanthus o un Panicum virgatum durante una giornata particolarmente calda, si può notare che le foglie si arrotolano.

Non è un segno di cedimento, arrotolandosi espongono meno superficie al sole e al vento, riducendo la perdita di acqua. Quando le temperature diminuiscono o torna un po’ di umidità, le foglie si riaprono.

È una strategia semplice ed estremamente efficace.

Alcune erbacee scelgono il riposo estivo

Esiste poi una strategia ancora più radicale, molte erbacee perenni entrano in dormienza estiva. Le foglie ingialliscono, la parte aerea si riduce o scompare completamente e la crescita si arresta.

Non significa automaticamente che la pianta sia morta, sta semplicemente aspettando condizioni migliori. Le gemme rimangono protette nel colletto, nei rizomi, nei bulbi o nelle radici ispessite, pronte a ripartire con le prime piogge.

Alcuni esempi sono Achillea millefolium, Salvia nemorosa, Verbena hastata e alcune Campanule, che possono rallentare notevolmente durante le settimane più calde, soprattutto nei terreni asciutti. Al contrario, le grandi graminacee come Miscanthus sinensis, Panicum virgatum e Schizachyrium scoparium sono spesso nel pieno della loro stagione.

Ogni specie segue il ritmo dell’ambiente in cui si è evoluta, la loro provenienza è una importante informazione per la scelta delle nostre piante.

Il vero lavoro avviene sotto terra

Noi guardiamo le foglie, ma la parte più importante della pianta è nascosta: le radici.

Molte erbacee sviluppano profonde radici fittonanti che raggiungono l’umidità presente negli strati inferiori del terreno. È il caso, ad esempio, di Echinops ritro ed Echinacea purpurea.

Altre, come le graminacee, costruiscono invece una fittissima rete di radici fibrose che esplora grandi volumi di terreno. Questo permette loro di intercettare rapidamente anche piccole piogge estive e, nel tempo, migliorare la struttura del suolo, aumentandone la capacità di trattenere acqua.

Le radici non servono soltanto ad assorbire, sono anche un deposito di energia. Molte erbacee accumulano nelle radici e nei rizomi zuccheri e altre sostanze di riserva. Durante l’estate queste riserve mantengono vivi gli organi vitali della pianta anche quando la crescita rallenta. Quando arrivano le prime piogge, l’energia necessaria per produrre nuovi germogli è già disponibile, per questo molte erbacee sembrano rinascere quasi all’improvviso dopo un temporale di fine estate.

La Natura non conosce la produttività continua

Ogni estate guardiamo le nostre piante e ci chiediamo se stiano soffrendo. Forse dovremmo farci una domanda diversa. Stanno davvero soffrendo, oppure stanno facendo esattamente ciò che la Natura ha insegnato loro a fare? Noi esseri umani abbiamo trasformato la produttività continua in un ideale, pagandone le conseguenze con stress, nervosismo, stanchezza, malattia, perdita di senso.

Una Salvia che interrompe la fioritura, una Verbena che aspetta un temporale, un Miscanthus che continua a crescere mentre tutto intorno rallenta non sono esempi di debolezza, ma di intelligenza evolutiva.

Ogni specie ha trovato la propria strategia per attraversare il periodo più difficile dell’anno, nessuna combatte contro ciò che non può cambiare, ma si adatta.

Ed è proprio questo che rende i giardini naturali così affascinanti e di grande ispirazione anche per le nostre vite, se sappiamo “leggerli”. In Natura sopravvive non chi resiste con più forza, ma chi si sa adattare.

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